Residenza reale nonché sede del governo durante l’ultimo periodo della Monarchia francese, Versailles è concepito come uno strumento politico per l’esaltazione del potere assoluto del re Sole ed è inoltre il capolavoro dello stile francese e il modello da imitare per tutte le altre regge europee nel lungo periodo in cui l’architettura palatina raggiungerà il suo apice.
Per alcuni anni il re Sole visse per periodo alterni a Chambord, Fontainbleau, Saint-Germain e, più raramente a Parigi, nei palazzi del Louvre o a Les Tuileries. Versailles era ancora un luogo paludoso e solitario, nel quale esiteva un padiglione di caccia costruito da Luigi XIII. Situato a 21 km da Parigi, era il posto ideale per per nascondere avventure galanti; Luigi XIV non ci mise molto a scoprirlo e cominciò a frequentarlo in compagnia di Louise de la Vallière, la sua prima amante ufficiale. A quegli anni (1661-1668) risale il primo ampliamento del padiglione, unicamente allo scopo di renderlo più confortevole in occasione dei saltuari soggiorni del re. Louis Le Vau, uno degli architetti più rinomati dell’epoca, si occupò del progetto, rispettando la costruzione originale e aggiungendovi quattro padiglioni agli angoli, alcuni elementi decorativi e due ali laterali, adibiti a cucina e stalle.
In seguito il re decise di stabilire permanentemente la corte a Versailles; ciò richiedeva una nuova e più ambiziosa ristrutturazione dell’edificio, che venne eseguita da tra il 1668 e il 1678, in concomitanza col cambio della favorita: Louise de la Vallière fu, infatti, sostituita dall’ambiziosa marchesa di Montespan.
Questa seconda fase di lavori, che comprendeva non solo la costruzione del castello, ma anche quella di vasto parco e di una nuova città adibita al loro mantenimento, fu di nuovo affidata a Le Vau, assieme a Charles Le Brun e André le Nôtre in qualità di responsabili, rispettivamente, della decorazione interna e dei giardini. Purtroppo Louis Le Vau potè tracciare solo il progetto del nuovo castello, poiché morì nel 1670. Fu sostituito dal suo primo aiutante, François d’Orbay, che apportò alcune modifiche al progetto, arricchendone l’aspetto ornamentale.
I lunghi soggiorni a Versailles di Luigi XIV erano concepiti dal re come una festa continua alla quale i nobili non potevano sottrarsi se volevano conservare i favori reali. Luigi XIV amava certamente per carattere i lussi e i piaceri, ma sapeva anche che un’aristocrazia obbligata a vivere lontana dai propri palazzi, e rovinata da un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità , non poteva imbarcarsi in avventure rivoluzionarie come quelle che avevano amareggiato la sua infanzia.Il sovrano decise di spostare a Versailles non solo la corte, ma anche il governo dello Stato. Un terzo e definitivo ampliamento predispose il castello a tal fine, dotandolo di spazi per gli uffici dell’amministrazione. I lavori furono iniziati nel 1678 e si protrassero, in maggiore o minore misura, fino alla morte del re, avvenuta nel 1715; tuttavia, nel 1682 si potè provvedere il trasferimento della corte e del governo.
Di quest’ultimo ampliamento venne incaricato Jules-Hardouin Mansart. Il suo stile puro ed elegante raggiunge i più alti livelli nel Grand Trianion, un luminoso palazzetto di calcare chiaro e marmo rosa che diventò il rifugio preferito di Luigi XIV. Nel palazzo principale l’architetto non potè applicare il suo stile con tanta libertà, poiché dovette attenersi alla struttura preesistente di le Vau. Il suo apporto consistette fondamentalmente nell’aggiungere due ampie ali – la Nuova, a nord, che comprendeva una sontuosa cappella, e quella dei Principi, a sud – e nel chiudere la terrazza disegnata da Le Vau sui giardini per formare la Galleria degli Specchi, senza dubbio la sala più celebre di Versailles; la galleria è costituita da una fila di finestre con vista sul giardino in corrispondenza a specchi delle stesse dimensioni, che permettono di aumentare la luminosità e creare singolari effetti di luci e riflessi. La decorazione di questa galleria, scandita da pilastri di marmo rosso e da nicchie in cui si trovano statue di divinità mitologiche, è stata l’ultima opera di Charles Le Brun a Versailles, prima di perdere i favori reali di cui aveva goduto per più di vent’anni: egli si era occupato di quasi tutti gli interni del castello, in particolare dei grands appartments, un complesso di stanze destinate al re e alla sua famiglia, e alla distribuzione delle statue nel giardino.
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