Napoli sotterranea

•Aprile 3, 2009 • Lascia un Commento
napoli

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Chi pensa di conoscere bene la città di Napoli, di aver ammirato tutte le sue bellezze “sopra” il territorio, allora deve assolutamente scoprire cosa c’è “sotto” il suolo. Un dedalo di vie, cunicoli e pertugi mostrerà l’esistenza di un’altra città con una sua storia e vi porterà in un mondo sconosciuto dove leggende, personaggi e racconti segnano la vita di questo luogo incantato.

La nascita di questo posto è datata nel 470 a.c., quando i greci creano delle cisterne sotterranee per l’approvigionamento idrico. Da allora, la sua storia passa dai romani agli Angioini, dalle epidemie alla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, stravolgendo questi posti e segnandone per sempre il loro destino. E così questo luogo da bacino idrico, si trasforma in cava di estrazione per costruire gli edifici soprastanti, da rifugio per i bombardamenti della seconda guerra mondiale a discarica dei rifiuti. L’Associazione Culturale “Napoli Sotterranea”, che ha portato alla luce gli scavi e che tutt’oggi gestisce l’intera struttura, vi porterà a 40 metri sotto il suolo per visitare le cisterne romane , vi racconterà la Leggenda del “Monaciello”, le storie d’amore dei giovani partenopei che si sono sposati in quelle grotte e lì hanno dato alla luce i loro figli ed ancora vi parlerà delle avventure dei partigiani che vi si sono nascosti per sfuggire ai nazisti. Ed infine “mozzafiato” sarà la passeggiata con le candele!

Per Info : Associazione Culturale NAPOLI SOTTERRANEA onlus
Piazza San Gaetano 68 , Napoli
Tel. / Fax 39 081 296944
www.napolisotterranea.org

I colori del Novecento ceco

•Gennaio 12, 2009 • Lascia un Commento
esfa

cattedrale

Le vetrate policrome rappresentano uno degli ultimi capitoli di quel libro di storia dell’arte ceca che è la cattedrale di San Vito. Queste vetrate sono state realizzate da Alfons Mucha, maestro del liberty divenuto celebre disegnando i manifesti per gli spettacoli teatrali di Sarah Bernardt. Iniziatanel 1353 e terminata nel secolo scorso, la cattedrale è uno scrigno di capolavori boemi di ogni epoca.

Roseau o Charlotte Town

•Dicembre 2, 2008 • Lascia un Commento
Dominica

Dominica

Roseau, già Charlotte Town, è la capitale della Dominica, isola delle Piccole Antille (Windward Islands) e si trova nella parte occidentale dell’isola. Il numero degli abitanti è circa 20.000. Sede vescovile cattolica e principale centro dell’arcipelago, Roseau basa la sua economia sull’esportazione di prodotti agricoli quali agrumi, frutti tropicali, oli essenziali, spezie e ovviamente sul turismo.

Snorkling in Sardegna: la Secca del Fico

•Novembre 6, 2008 • Lascia un Commento
sardegna

sardegna

La Secca del Fico è un grande scoglio granitico che si trova tra Tavolara e Molara, nella provincia di Olbia-Tempio in Sardegna.
Si scende su di una formazione rocciosa che ricorda simpaticamente un panettone molto grande, ricco di spugne gialle e idrozoi, dove vivono tante flabelline e nudibranchi. Immergendosi si possono osservare numerose cernie anche di notevoli dimensioni che passeggiano tranquille o si intravedono mentre stanno nascoste in tane di varie dimensioni. Grazie alla visibilità che può arrivare anche fino a decine di metri, basta guardarsi intorno e il gioco è fatto!
Immergersi alla Secca del Fico è un’esperienza molto bella, adatta anche ai principianti come me.

Cattedrale e Cripta di Nostra Signora de la Almudena

•Giugno 5, 2008 • Lascia un Commento

costruzioneLa Cattedrale de la Almudena di Madrid è detta anche la cattedrale della polemica. La sua costruzione fu iniziata nel 1883, mentre i primi progetti risalgono addirittura al 1623: ha subito tante di quelle trasformazioni e soste forzate da arrivare quasi ai giorni nostri senza essere completata. Fu grazie ad Alfonso XII che si diede una svolta alla sua costruzione. L’estetica fu alla fine associata a quella del vicino Palazzo Reale. Aperta al culto solo nel 1911. L’inaugurazione definitiva avvenne nel 1993 da parte del Papa Giovanni Paolo II.

Voglio una vita last minute

•Maggio 21, 2008 • Lascia un Commento

last minuteComprare un biglietto aereo all’ultimo minuto non è soltanto un modo per risparmiare.

Riuscire a non programmare i nostri impegni ci può consentire di vivere più felici.

Due parole, un mondo. Last minute, letteralmente ultimo minuto. Con questa formula magica, coniata ufficialmente a New York nel 1938, diffusasi nel mondo anglosassone a metà degli anni ‘90 e propagatasi come un’epidemia in tutto il pianeta nel giro di pochissimo, si può fare ormai tutto. Dal viaggio in Australia passando per Bombay, all’acquisto di un chilo di cicoria passando semplicemente per il mercato. L’importante è che si faccia tutto (bene) all’ultimo.
Quando il tempo sta per scadere e bisogna tenere i nervi saldi. Strappando il prezzo migliore e inseguendo l’affare. Non a caso il concetto di last minute si incrocia spesso con quello di low cost, a basso prezzo. Dai voli, all’automobile, dai generi alimentari, ai vestiti. Tutto ormai si può comprare last minute o low cost. Per molti non è solo una moda o un modo per risparmiare soldi e farsi belli con gli amici. È diventato un vero e proprio stile di vita.

Vivere last minute non è soltanto possibile, ma è anche conveniente e mi stimola a non essere passiva. Certo, bisogna essere pratici di Internet e tenersi informati. Specie per i viaggi, l’acquisto dei biglietti online un giorno prima del volo è oramai un “must” per tantissimo giovani e non solo. Ma non tutto è legato al web, anzi.
Comprare vestiti last minute è una moda che si sta diffondendo. In molto outlet italiani è possibile acquistare pantaloni e maglioni un giorno prima che vengano riposi e imballati. Il materiale è buono e il prezzo è più basso di un buon 30%. In molti mercati rionali, professionisti insospettabili, aspettano l’ultimo minuto prima della chiusura del banco. Invece di buttare al macero chili di frutta e verdura, il consumatore last minute controlla la merce, annusa, tasta e acquista a prezzo stracciato.

E che dire del last minute market book? L’iniziativa, promossa da un gruppo di lavoro sorto all’interno dell’Ateneo di Bologna si è sviluppata in tutta la penisola e concretizzata nel corso degli ultimi anni. Obiettivo principale? Salvare migliaia di libri destinati all’oblio per creare presidi culturali sul territorio. E vogliamo parlare di auto, computer, telefonini e perfino case? Il last minute è tra noi e non se ne andrà tanto presto. Oggi chi arriva per ultimo non arriva male. Anzi.

Vivere last minute significa fare alcune scelte precise. Non possedere un’agenda planning e affidare soltanto alla memoria i propri impegni quotidiani. Significa non seguire le mode e le offerte spesso vantaggiose della pubblicità: significa comprare un vestito o un film o un motorino nuovo quando realmente se ne sente la voglia o il bisogno. Significa non dare e non prendere appuntamenti più in là di qualche giorno: la frustrazione che ne potrebbe nascere cambiando idea o impegni e maggiore del beneficio e del senso di sicurezza che un progetto a lungo termine potrebbe dare. Certo, bisogna crederci ed essere sportivi: accettare quello che un sito internet ti propone all’ultimo momento è un’emozione di per sé, al di là del risultato, del viaggio o del libro comprato. Programmare la vita, propria e degli altri, è spesso un lavoro. Smettere di farlo di può far sentire liberi e leggeri.

Palazzo e parco di Versailles

•Aprile 1, 2008 • 1 Commento

VersaillesResidenza reale nonché sede del governo durante l’ultimo periodo della Monarchia francese, Versailles è concepito come uno strumento politico per l’esaltazione del potere assoluto del re Sole ed è inoltre il capolavoro dello stile francese e il modello da imitare per tutte le altre regge europee nel lungo periodo in cui l’architettura palatina raggiungerà il suo apice.

Per alcuni anni il re Sole visse per periodo alterni a Chambord, Fontainbleau, Saint-Germain e, più raramente a Parigi, nei palazzi del Louvre o a Les Tuileries. Versailles era ancora un luogo paludoso e solitario, nel quale esiteva un padiglione di caccia costruito da Luigi XIII. Situato a 21 km da Parigi, era il posto ideale per per nascondere avventure galanti; Luigi XIV non ci mise molto a scoprirlo e cominciò a frequentarlo in compagnia di Louise de la Vallière, la sua prima amante ufficiale. A quegli anni (1661-1668) risale il primo ampliamento del padiglione, unicamente allo scopo di renderlo più confortevole in occasione dei saltuari soggiorni del re. Louis Le Vau, uno degli architetti più rinomati dell’epoca, si occupò del progetto, rispettando la costruzione originale e aggiungendovi quattro padiglioni agli angoli, alcuni elementi decorativi e due ali laterali, adibiti a cucina e stalle.

In seguito il re decise di stabilire permanentemente la corte a Versailles; ciò richiedeva una nuova e più ambiziosa ristrutturazione dell’edificio, che venne eseguita da tra il 1668 e il 1678, in concomitanza col cambio della favorita: Louise de la Vallière fu, infatti, sostituita dall’ambiziosa marchesa di Montespan.

Questa seconda fase di lavori, che comprendeva non solo la costruzione del castello, ma anche quella di vasto parco e di una nuova città adibita al loro mantenimento, fu di nuovo affidata a Le Vau, assieme a Charles Le Brun e André le Nôtre in qualità di responsabili, rispettivamente, della decorazione interna e dei giardini. Purtroppo Louis Le Vau potè tracciare solo il progetto del nuovo castello, poiché morì nel 1670. Fu sostituito dal suo primo aiutante, François d’Orbay, che apportò alcune modifiche al progetto, arricchendone l’aspetto ornamentale.

I lunghi soggiorni a Versailles di Luigi XIV erano concepiti dal re come una festa continua alla quale i nobili non potevano sottrarsi se volevano conservare i favori reali. Luigi XIV amava certamente per carattere i lussi e i piaceri, ma sapeva anche che un’aristocrazia obbligata a vivere lontana dai propri palazzi, e rovinata da un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità , non poteva imbarcarsi in avventure rivoluzionarie come quelle che avevano amareggiato la sua infanzia.Il sovrano decise di spostare a Versailles non solo la corte, ma anche il governo dello Stato. Un terzo e definitivo ampliamento predispose il castello a tal fine, dotandolo di spazi per gli uffici dell’amministrazione. I lavori furono iniziati nel 1678 e si protrassero, in maggiore o minore misura, fino alla morte del re, avvenuta nel 1715; tuttavia, nel 1682 si potè provvedere il trasferimento della corte e del governo.

Di quest’ultimo ampliamento venne incaricato Jules-Hardouin Mansart. Il suo stile puro ed elegante raggiunge i più alti livelli nel Grand Trianion, un luminoso palazzetto di calcare chiaro e marmo rosa che diventò il rifugio preferito di Luigi XIV. Nel palazzo principale l’architetto non potè applicare il suo stile con tanta libertà, poiché dovette attenersi alla struttura preesistente di le Vau. Il suo apporto consistette fondamentalmente nell’aggiungere due ampie ali – la Nuova, a nord, che comprendeva una sontuosa cappella, e quella dei Principi, a sud – e nel chiudere la terrazza disegnata da Le Vau sui giardini per formare la Galleria degli Specchi, senza dubbio la sala più celebre di Versailles; la galleria è costituita da una fila di finestre con vista sul giardino in corrispondenza a specchi delle stesse dimensioni, che permettono di aumentare la luminosità e creare singolari effetti di luci e riflessi. La decorazione di questa galleria, scandita da pilastri di marmo rosso e da nicchie in cui si trovano statue di divinità mitologiche, è stata l’ultima opera di Charles Le Brun a Versailles, prima di perdere i favori reali di cui aveva goduto per più di vent’anni: egli si era occupato di quasi tutti gli interni del castello, in particolare dei grands appartments, un complesso di stanze destinate al re e alla sua famiglia, e alla distribuzione delle statue nel giardino.

Tazze con ricordi

•Marzo 25, 2008 • 2 Commenti

Souvenir LondraCresciuta tra i vicoli di Walthamstow, un sobborgo di Londra, Alice Mara ha deciso, una volta grande, di fotografare questi luoghi del cuore e riportarli in oggetti quotidiani: piatti con grattacieli dai colori acidi, lattiere con comignoli ed enormi popular houses che corrono lungo una tazzina. Déjà vu emotivi, tra profili urbani familiari.

New York, Londra, Parigi: una parte per il tutto

•Marzo 19, 2008 • 1 Commento

Londra Parigi New YorkTre città simbolo di un mondo travagliato e affascinante, dove tutto succede perchè, come diceva Lewis Mumford, il sociologo che negli anni ‘60 studiò le grandi aree urbane, “è lì che tutto avviene”. Le città come un immenso luna park, permettono all’uomo di nascondersi, di incontrarsi, di cambiare status, di fare nuove esperienze, di comparare se stetsso ad altri e quindi di migliorarsi creando il nuovo.

New York, Londra, Parigi: dove le tensioni si scontrano, le immigrazioni si fondono, i giovani si affollano tentando il nuovo forse ripetendo il vecchio, le tradizioni permangono e si radicalizzano, il futuro emerge irruento e scomposto, con nuovi linguaggi, valori, architetture, ambizioni.

Hong Kong, Tokio, Shanghai, Sidney, Los Angeles, forse Pechino saranno le città del domani, ma la loro importanza è più per il loro retroterra che per loro stesse, il modello socio-urbanistico è sempr quello: New York, Londra, Parigi.

Viaggiare è un’esperienza bellissima e accrescente se fatta nella sua totalità e con grande disponibilità a capire, vedere, incontrare, vivere senza ancore nazionalistiche. Oggi, l’albergo, il divertimento, perfino lo shopping, sono strumenti comunicazionali come i musei, le stazioni ferroviarie, le chiese, i mercati, i grandi punti di aggregazione: ma tutto, sempre e comunque, dipende da noi, dal nostro atteggiamento, dalla nostra voglia di capire, di cambiarci, di approfondire. Per lavoro o per diletto, quindi, non perdete mai la capacità di stupirvi: i colori, i suoni, i gesti, i volti, le ansie, le rabbie, le preoccupazioni, le gioie della gente, le piccole procedure per vivere meglio sono cultura viva, in diretta, corroboranti vitamine per l’anima e il corpo.

Gran crociera a Parigi

•Marzo 18, 2008 • 1 Commento

ParigiTreni in ritardo, piloti in sciopero, aereoporti intasati. Sempre più viaggiatori scelgono l’auto. Per trasformare un lungo percorso in una vera vacanza.

Charme, eleganza, eventi, cultura. Parigi è tutto questo. E molto di più. Non c’è da stupirsi che occupi i primi posti nella shopping list degli italiani che viaggiano. Più sorprendente è notare quanti automobilisti con targa italiana circolino per le strade della Ville Lumière. Sarà per gli orari sempre più virtuali dei voli molti tendono a evitare gli aereoporti, o che il percorso in treno è lungo e noioso, ma un numero crescente di turisti nostrani raggiunge Parigi in auto. Anche perchè i 730 km che la separano da Torino sono quasi tutti in autostrada e con otto ore o poco più ci si toglie il pensero. E da Roma basta una tappa intermedia in più per ammorbidire l’impresa. Ma quale macchina consigliare per raggiungere comodamente Notre Dame e place Vendôme?

Anche una moderna utilitaria è in grado di portarci a destinazione. Così come una sportiva o una monovolume.

Torino, Bardonecchia
Il Frejus è uno dei passaggi più agevoli per la Francia.
Si lascia Bardonecchia, si supera il traforo e si segue la A43 per Chambery , capoluogo della Savoia. Da qui si riprende la A43 per Lione.

Chambery, Lione: un’escursione
Le crociere della Compagnie des Bateaux (da febbraio a dicembre) pemettono di ammirare l’Abbazia di Hautecombe. A Chanaz il Mulino schiaccianoci.

Charbonniéres, L’Arbresle
Si punta a Nord Ovest seguendo la strada nazionale 7, lasciando sulla destra le vigne del Beaujolais. Si entra nel Dipartimento della Loira e si arriva a Roanne.

Tarare, St. Symphorien, Roanne: un’escursione
Charlieu è un gioiello dell’urbanistica medievale: case a graticcio e un complesso con uno splendido chiostro e un portale romanico. All’hotel Dieu c’è il Museo della Seta.

Nevers, Orléans
Si parte per la valle della Loira seguendo le dipartimentali 482 e 982, poi le nazionali79 e 7 perMoulin e Nevers. La A77 e la D952 portano a Orléans, poi a arrivo a Parigi.

Versailles, Parigi
Versailles merita una tappa. E vale la pena di assistere alle esibizioni equestri aperte al pubblico nelle vicine scuderie (avenue Rockfeller).

Paigi tour: 2 Cavalli con autista
Una volta arrivati a Parigi è il momento di parcheggiare la propria auto. E godersi un giro della città a bordo della 2 Cv, la vettura che dal 1948, l’anno della sua nascita, è uno dei simboli della Francia. L’agenzia “4 roues sous 1 parapluie” organizza tour con autista nei luoghi più caratteristici della Ville Lumière. E al turista non resta altro da fare che godersi il panorama dalla capote aperta della storica Citroen.